Il buen retiro di Sordevolo negli anni del fascismo

“La rabbia impotente per le condizioni, soprattutto morali, in cui il Mussolini teneva gli italiani, cresceva e mi spinse verso un gruppo di giovani che a codeste condizioni cercavano di reagire. Essendo di temperamento riflessivo e tutt’altro che entusiasta – soffrivo anzi allora di una timidezza patologica – mi rendevo ben conto che i nostri sforzi di smuovere l’atmosfera plumbea in cui si stagnava erano destinati a fallire nell’apatia generale, ma mi pareva di dover agire così per non dover vergognarmi di me stesso”.

Così si esprimeva in una memoria autobiografica Luigi Grosso, ricordando gli anni milanesi dal 1930 al 1940, e la sua vicenda, analoga a quella di altri scultori, può illuminare la condizione di tutti quegli intellettuali che non intesero accettare, nell’Italia degli anni Venti e Trenta, la dittatura del fascismo; è una testimonianza interessante in quanto coglie un aspetto importante della lotta antifascista e trova corrispondenza in alcune notazioni di Franco Antonicelli.

“L’antifascismo non fu soltanto una serie di azioni politiche o di colpi di mano; per lungo tempo fu un poco visibile ma esistente baluardo di coscienze, che rendeva difficile al regime affondare ed estendere le sue radici”, un “- collettivo – spirituale e morale che teneva viva – un’altra Italia – accanto a quella ufficiale”.

A Torino quest’“altra Italia”, come – collettivo spirituale e morale – che tende a costituirsi come – baluardo di coscienze -, ha come centri attivi di resistenza e opposizione le fabbriche e l’università frequentata da quei giovani che sui banchi di scuola erano stati educati da insegnanti come Umberto Cosmo e Augusto Monti, ed ora attingevano alla parola e all’esempio di docenti come Gioele Solari, Francesco Ruffini, Lionello Venturi. Antonicelli fu allievo di Umberto Cosmo e frequentò Augusto Monti, entrambi professori al liceo d’Azeglio a Torino, e proprio attorno al Monti si compose a partire dal 1928 un “collettivo spirituale e morale”, un gruppo cui presero parte Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Massimo Mila, Sturani e lo stesso Antonicelli; luogo d’incontro era il caffè Rattazzi e come ricorda Bobbio: “Monti… muoveva i fili della conversazione, che non era necessariamente politica… La lezione del Rattazzi consistette, almeno per me, nel farmi toccare con mano il distacco tra la cultura accademica che si fucina nelle scuole, e quella milititante, che si forma tra compagni e maestri scesi dalla cattedra… nel premunirci tutti quanti dalla malattia del sussiego”.  Ecco la lezione del Monti: la pratica della libertà di contro alla “malattia del sussiego”, e analoga fu la lezione di Cosmo, “uomo cresciuto nella libertà”, il quale, destituito nel 1926 dalla cattedra di Lettere italiane al d’Azeglio per una generica incompatibilità tra il suo pensiero e quello del regime, così si espresse: “… auguro all’uomo che salirà sulla cattedra dalla quale io sono costretto a discendere di portare su di essa la libertà e la dignità con le quali io l’ho per tanti anni occupata”. Nella galleria dei personaggi fotografati da Antonicelli compaiono tutti questi nomi e fu per merito di Antonicelli che questo “collettivo spirituale e morale” si poté ricostituire ogni estate, a partire dal 1935, a Sordevolo nella villa di Annibale Germano, suocero di Antonicelli: “Ci fu un tempo, difficile da dimenticare, in cui un piccolo gruppo di amici fidati si ritrovava con il più spontaneo piacere per liberare l’animo dall’odioso peso del sospetto, del silenzio prudente, delle preoccupazioni e dei pericoli improvvisi. … Il tempo cui alludo fu quello del fascismo.”

Il gruppo era quello che di solito si ricostruiva ogni estate nel biellese, a Sordevolo e a Pollone. Due erano i ritrovi principali: la villetta abitata, credo dal 1934, da Benedetto Croce a Pollone e la villa da molto più tempo di proprietà di Annibale Germano a Sordevolo. La prima era meta di illustri visite la seconda non meno, in parte come riflesso o appendice della prima. Della seconda posso dire che… ognuno… poteva parlare in libertà, anche se legato con qualche vincolo al regime; tuttavia la vera confidenza in fatto di politica era ristretta a pochi frequentatori abituali. I tutti: Simoni, Pastonchi, Bontempelli, Linati, Tessa, Gadda, Conti, Della Corte, Bernardelli, Quadrone, Cosmo, Falco, Salvatorelli; i pochi: spiccava Gustavo Colonnetti. Compaiono altri nomi, ricompare quello di Cosmo, personaggi fra loro legati da una “comunione di coscienze”, legame che Antonicelli vede in qualche modo simboleggiato dalla strada che unisce Pollone a Sordevolo: “Topograficamente la panoramica strada serpeggiante fra i due paesi può segnare il legame fra i componenti del gruppo”.